“Cara società civile, è il momento di cambiare passo”

Pubblichiamo l'intervento del Direttore dell'Agenzia sul numero di febbraio 2017 della rivista VITA.

di Laura Frigenti

• 4 gennaio 2016. Quando, entrando per la prima volta nella sede dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo in via Contarini a Roma, non sapevamo ancora se si sarebbe accesa la luce girando l’interruttore, non avevamo tutti i tavoli e i computer per far lavorare le persone. Dall’oggi all’indomani, mi sono trovata a dover costituire una serie di gruppi di lavoro coinvolgendo i funzionari con l’obiettivo di affrontare le troppe cose da fare in mancanza di ogni supporto dirigenziale.

Se penso alle montagne russe che sono stati questi primi dodici mesi di attività, non posso che provare un senso di orgoglio e di soddisfazione per il lavoro fatto. Come prima cosa vorrei ringraziare la società civile per il sostegno che ho sempre sentito costante e solido nei confronti della nostra Agenzia in tutte le battaglie piccole e grandi che abbiamo dovuto fare, dai concorsi all’attenzione per le risorse, passando per il sostegno perché l’Agenzia potesse operare
con autonomia ed efficacia all’interno del quadro normativo che la regola.  Ma anche per aver condiviso la sofferenza per la nostra fragilità operativa e istituzionale, per la lentezza, per gli errori, per il complesso processo di
decision making.

Ricordo la corsa per arrivare all’approvazione dei criteri di elegibilità all’elenco delle organizzazioni della società civile entro il 30 gennaio, una deadline che non ha permesso la riflessione necessaria intorno a questi temi e che renderà
necessario un passaggio ulteriore al Comitato Congiunto per lo sviluppo per rivederle in modo da riflettere meglio
le definizioni più ampie della legge 125. I due bandi lanciati e conclusi per tempo che hanno portato all’approvazione
di nuovi progetti per oltre 24 milioni di euro (a cui vanno aggiunti i fondi elargiti per impegni presi nei bandi precedenti) e che hanno introdotto numerosi criteri di innovazione, come la separazione tra concept e full proposal. Al
di là delle opinioni, vorrei sottolineare l’approvazione di entrambi i processi nel 2016 nonostante uno staff che raggiunge poco più della metà dell’organico previsto dalla legge.

A questo vorrei aggiungere la predisposizione, per la prima volta credo nella storia della cooperazione italiana,
di una programmazione ragionata e rispondente ad obiettivi strategici, l’approvazione nei tempi previsti
del bilancio consuntivo 2016 e di quello preventivo 2017 che ci permetterà di procedere senza le interruzioni dello
scorso anno con i pagamenti e le erogazioni, la battaglia finalmente vinta per i concorsi che ci porterà spero nel giro di
un anno a completare l’organico, vitale per il destino dell’Agenzia e della co-operazione italiana, e tante altre attività
di minore respiro ma tutte di eguale importanza. Ma molto resta ancora da fare. Se il 2016 è stato l’anno dei processi,
dell’internal plumbing come lo definisco io, il 2017 deve essere l’anno delle riflessioni strategiche e della definizione
dei grandi obiettivi.

A fronte delle grandi emergenze internazionali, la pressione sulle risorse limitate dell’aiuto pubblico e la necessità
di utilizzare al meglio, in modo catalitico, le risorse esistenti deve essere un elemento centrale delle nostre riflessioni.
Per questo mi sono battuta per mettere in piedi quest’anno un processo di programmazione più strategico e centrato
sugli obiettivi. Per questo stiamo lavorando alla definizione di strategie di collaborazione con il settore privato
e gli altri attori della cooperazione pubblica, sia attraverso la cooperazione decentrata sia con la messa in atto di accordi con altre istituzioni coinvolte nel settore.

Poi c’è un altro aspetto: la fragilità del peso del nostro settore nel quadro istituzionale e politico. Contrariamente a quello che succede in altri Paesi, dove grazie ad una tradizione più radicata si riesce a trovare un equilibrio più bilanciato tra pressioni di politica interna e necessità di rispondere a grandi obiettivi di sviluppo globale, in Italia questo equilibrio è difficile da raggiungere.

L’agenda politica nazionale troppo spesso prevale. L’esperienza di questo anno mi ha dato l’opportunità di conoscere
meglio il mondo del non profit italiano. Ho visto il lavoro concreto sul terreno di tante organizzazioni, ho visto la
passione, l’innovazione, il committment di tanti volontari e cooperanti in giro per il mondo, ho visto la creatività
e l’ingegno di tanti social entrepreneurs, ho visto l’abilità di tante organizzazioni del Terzo settore di affrontare temi
impossibili, segmentarli e trasformarli in agende concrete. Ma ho visto anche le debolezze strutturali, a partire dalla
difficoltà di tradurre le esperienze concrete in interventi di carattere più generale che possano permettere un
maggiore impatto. Per questo vorrei predisporre un piano di rafforzamento della capacità delle organizzazioni della
società civile.

Sulle sfide prioritarie che ci attendono, partirei dalla necessità dell’ampliamento dell’elenco e dell’accesso al
finanziamento Aics da parte delle organizzazioni per lo sviluppo internazionale più innovative. Sulle procedure dei
bandi, puntiamo alla semplificazione in particolare con la riduzione e lo snellimento della componente burocratica
delle verifiche. Infine il problema delle fideiussioni: qui dobbiamo lavorare insieme per ridimensionare l’onere economico amministrativo, nel contempo, proporre una modifica dello Statuto.

Abbiamo davanti a noi un’agenda densa, con tanti obiettivi sia operativi, sia strategici da conseguire. Usiamo in modo costruttivo le esperienze passate guardando al futuro.

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